Non è tutta ansia ciò che fa paura

Area Neuropsicologia e Salute Mentale-Associazione Logos Famiglia e Minori

“NON E’ TUTTA ANSIA CIO’ CHE FA PAURA” 

I disturbi d’ansia in età evolutiva

Alcuni studi affermano che i disturbi d’ansia sono tra i disturbi più frequenti in età evolutiva: tuttavia, a causa probabilmente della poca chiarezza relativa ai sintomi e, rientrando l’ansia in una categoria molto più ampia di disturbi e problemi, risulta molto complicato stimarne con precisione la prevalenza in età evolutiva.

In più, quando si parla di ansia, tendiamo a pensare che tale stato emotivo possa colpire esclusivamente gli adulti, dando per scontato che nell’infanzia, culturalmente considerata come l’età della gioia e della spensieratezza, i bambini siano privi di preoccupazioni che possano compromettere il loro equilibrio e il loro benessere fisico ed emotivo.

In realtà, nei bambini, i disturbi d’ansia sono molto più diffusi di quanto si possa immaginare, e la difficoltà nel riconoscerli, da parte dei genitori, molto spesso è causata dalla mancanza di informazioni relative al tema, le quali potrebbero invece aiutare il genitore stesso a riconoscere il “campanello d’allarme” e, se necessario, chiedere aiuto.

Per questo motivo attraverso questo articolo cercheremo di fornire un quadro generale dei disturbi d’ansia in età evolutiva.

Quali ansie?

Iniziamo a conoscere insieme le varie sfaccettature attraverso cui può manifestarsi tale disturbo.

Di seguito citeremo brevemente le diverse tipologie di disturbi d’ansia in età evolutiva:

  • Disturbo d’ansia di separazione: si manifesta con un’apprensione eccessiva da parte del bambino quando deve separarsi da un membro della propria famiglia, di solito la figura materna;
  • Mutismo selettivo: il bambino è incapace di parlare in situazioni sociali specifiche, per esempio a scuola, anche se è in grado di parlare in altre situazioni;
  • Fobia specifica: il bambino prova paura o ansia eccessive verso un oggetto o una situazione specifica, come ad esempio verso animali, iniezioni, sangue o altezze;
  • Fobia sociale: si osservano ansia e paura eccessive provate dal bambino quando  quest’ultimo si trova con i suoi coetanei e deve mettere in atto delle competenze o abilità per le quali, a suo parere, potrebbe essere valutato negativamente;
  • Disturbo di panico: caratterizzato da attacchi di panico frequenti, in cui il bambino ha un aumento della sudorazione, palpitazioni, tremore, soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini e in alcuni casi si manifesta con pianto e iperventilazione;
  • Disturbo d’ansia generalizzata: preoccupazione intensa caratterizzata da irrequietezza, irritabilità, tensione muscolare.

In generale possiamo dire che il disturbo d’ansia in età evolutiva si presenta generalmente con una preoccupazione eccessiva da parte del bambino verso eventi, attività, oggetti o persone; spesso i bambini in questione hanno molta difficoltà nel controllare tale preoccupazione, la quale inizia pian piano a compromettere il suo funzionamento sociale, scolastico e relazionale. 

L’ansia di questi bambini può ruotare intorno alle proprie capacità: le loro preoccupazioni possono infatti riguardare la qualità delle loro prestazioni scolastiche o sportive, presenti o future, ma anche le loro relazioni con il gruppo dei pari e in che modo quest’ultime vengono vissute dal bambino.

Generalmente, il bambino con disturbo d’ansia è descritto dagli altri come un “piccolo adulto”: si assicura costantemente che tutti i membri della sua famiglia, genitori, fratelli, nonni o zii, stiano bene e al sicuro, preoccupandosi quindi anche di questioni non adatte alla sua età.

Sono bambini che tendono alla perfezione, hanno una forte aderenza alle regole e non tollerano l’incertezza: devono sempre avere tutto sotto controllo, sapere tutto ciò che accade intorno a loro nella maniera più dettagliata possibile, e questo li porta ad essere descritti anche come bambini estremamente curiosi, per la mole di domande che pongono agli altri.

In realtà le loro domande non sono altro che strumenti da loro utilizzati per non trovarsi in una condizione di incertezza, la quale potrebbe alimentare il loro stato d’ansia.

Come faccio a capire se il mio bambino soffre d’ansia?

Ovviamente dipende molto dall’età del bambino e dal suo stadio di sviluppo cognitivo. Generalmente ci sono alcuni bambini che si lamentano esplicitamente della loro ansia, parlando di “preoccupazioni” e di “paure” (“ho paura di non rivederti più”, “ho paura che possa accaderti qualcosa di brutto”, “ho paura che gli altri bambini mi prenderanno in giro”).

Ma la maggior parte dei bambini non riesce ad esprimere verbalmente questo stato di ansia e preoccupazione, e tenderà quindi a manifestare il proprio disagio attraverso sintomi somatici di vario genere (“ho mal di stomaco”, “non posso andare a scuola perché ho la nausea e non mi sento bene”).

Andando più nello specifico, possiamo dire che molti bambini mettono in atto dei comportamenti, che, se compresi dall’adulto, possono far “suonare” quel campanello d’allarme di cui parlavamo all’inizio.

Ad esempio, piangere, metterci molto tempo a fare i compiti, essere facilmente irritabili, non voler andare a scuola, sono tutti comportamenti che, se visti in maniera superficiale, potrebbero far dedurre al genitore che il bambino non abbia voglia di studiare o di andare a scuola semplicemente per pigrizia: in realtà però al di sotto di questi comportamenti, potrebbe nascondersi un disagio più profondo.

L’obiettivo è infatti sempre quello di comprendere che cosa il bambino ci vuole dire e cosa vuole farci capire attraverso quel dato comportamento che mette in atto. 
Oltre ai comportamenti attivi, uno stato d’ansia potrebbe causare una serie di sintomi fisiologici, che vanno quindi ad intaccare il corpo del bambino.

Un bambino che ogni volta che si avvicina il momento di andare a scuola viene colpito improvvisamente da un forte mal di pancia, mal di testa o nausea, potrebbe essere un bambino che ha potenzialmente uno stato d’ansia legato all’ambiente scolastico o legato al distaccarsi dalla sua figura di attaccamento, che nella maggior parte dei casi è la mamma. 

È quindi importante fare attenzione anche a tutti quei segnali che il bambino ci manda attraverso il suo corpo.

Ci sono poi i sintomi più “nascosti”, quelli che sono all’interno della mente del bambino, e sono tutti quei pensieri da cui si origina il suo stato ansioso: insicurezze, autocritiche, doverizzazioni, sono solo alcuni dei pensieri che costruiscono la costellazione mentale del bambino con disturbo d’ansia.

Riassumiamo ora, per avere un quadro più chiaro, e con l’obiettivo che possa essere di aiuto per poterli riconoscere, una serie di sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici  del bambino con disturbo d’ansia. 

SINTOMI COGNITIVI SINTOMI COMPORTAMENTALI SINTOMI FISIOLOGICI
Preoccupazioni per le prestazioni scolastiche, sportive e sociali Lentezza nel fare compiti Mal di testa
Preoccupazioni per la salute propria e degli altri Continue rassicurazioni Nausea
Preoccupazione per catastrofi Irrequietezza Mal di pancia
Insicurezza Pianto Stanchezza
Paura di sbagliare Irritabilità  Dolori muscolari
Doverizzazioni e autocritiche Evitamento o/o fuga da situazioni vissute con timore Disturbi del sonno
    Difficoltà di concentrazione
    Vuoti di memoria
    Rossore in viso
    Affaticamento 

E se non fosse ansia, ma semplicemente paura?

È infatti molto importante distinguere tra paura fisiologica e ansia vera e propria: la paura è una reazione di timore verso un evento esterno o una situazione, i quali sono oggettivamente pericolosi e temuti da bambini di una certa età e con un dato sviluppo cognitivo.

Parliamo invece di ansia quando vi è una eccessiva reazione apprensiva alle possibili conseguenze di un evento piuttosto che nei confronti dell’evento di per sè.

Non dobbiamo infatti dimenticare che alcuni stati d’ansia rappresentano un aspetto fisiologico dello sviluppo del bambino.

Ad esempio bambini molto timidi, se posti in situazioni nuove, possono manifestare paura e tendere ad isolarsi, oppure bambini con un’età compresa tra 1 e 3 anni avranno paura se separati dalla propria madre, o ancora la paura del buio o dei mostri è tipica di bambini con età intorno ai 3-4 anni, e nei bambini più grandi la paura della morte o di farsi male, di ferirsi.

Insomma, ci sono dei casi specifici in cui è normale che il bambino abbia paura o manifesti preoccupazione; è però importante per un genitore riconoscere questi casi e saper distinguere tra paura fisiologica e adeguata all’età del proprio figlio, e stati di ansia eccessiva che possono poi, a breve o a lungo termine, compromettere il benessere psicofisico del bambino.

Quale intervento?

Nei bambini i disturbi d’ansia vengono trattati generalmente con un intervento di tipo cognitivo-comportamentale, intervento che, ad oggi, ha avuto maggior successo per la risoluzione di problematiche legate all’ansia.

Tale intervento dovrà essere effettuato da un professionista esperto, psicologo e/o psicoterapeuta, con il quale sia il bambino che genitori dovranno instaurare un rapporto di fiducia, grazie al quale riuscire cogliere, esprimere ed accettare le proprie emozioni.

Il primo passo da fare è la definizione degli obiettivi, solitamente concordati con i genitori.

L’obiettivo primario sarà quello di ridurre la frequenza e l’intensità della risposta di ansia, così da ripristinare il funzionamento e il benessere psicofisico del bambino.

Tutto questo sarà possibile grazie alla riduzione di pensieri insiti nel bambino relativi a pericoli e minacce e all’incremento di abilità di fronteggiamento e di socializzazione con il gruppo dei pari. 

Sarà quindi importante che il bambino sia in grado di confrontarsi con le situazioni della sua vita quotidiana senza eccessivo timore.

Tra gli strumenti specifici citiamo: le strategie basate sul rinforzo; la Token Economy; l’utilizzo di affermazioni positive (per l’autoregolazione della collera); l’allenamento all’assertività e il training sulle abilità sociali.

Parallelamente all’intervento di tipo cognitivo-comportamentale effettuato con il bambino, dovrà essere presente un intervento di tipo psicoeducazionale da effettuare con la coppia genitoriale, il quale intervento aiuterà a comprendere il disturbo del proprio figlio, i meccanismi alla base dell’ansia e anche a modificare tutti quei comportamenti che, inconsapevolmente, fungono da potenziale rinforzo alla problematica del bambino. 

  

Se ci accorgiamo o abbiamo il dubbio che il nostro bambino possa soffrire di disturbi d’ansia, il primo passo da fare è rivolgersi a un professionista esperto, sia psicologo che psicoterapeuta.

Il consiglio è quello di farlo il più tempestivamente possibile, poiché un intervento immediato aiuta nella risoluzione del problema ed evita l’insorgenza di altre problematiche che potrebbero svilupparsi come effetto della problematica legata all’ansia.

Il professionista inizierà il percorso valutativo: un’accurata anamnesi del bambino e del nucleo familiare, colloqui e osservazioni, somministrazioni di test e questionari, serviranno ad orientare il clinico verso una diagnosi, oltre ad individuare le cause che hanno portato all’evoluzione di un eventuale disturbo d’ansia, e tutti i fattori che possono incrementare tale disturbo.

Ricordiamo che, non tutti i sintomi descritti in precedenza, sono riconducibili obbligatoriamente ad un disturbo d’ansia.

È però estremamente importante essere informati, conoscerli e sopratutto riconoscerli, e saperli distinguere da paure normali che potrebbero affiorare nel percorso di crescita del bambino, per poter richiedere un parere da un professionista del settore e imparare a gestire e comprendere la problematica del bambino.

Questo perché un bambino con disturbo d’ansia è certamente un bambino in difficoltà, ma con l’aiuto dei suoi genitori, insegnanti e figure professionali riuscirà sicuramente a  superarle!

Bibliografia

  • Di Pietro, M. e Bossi, E (2013). L’intervento Cognitivo Comportamentale per l’Età Evolutiva. Strumenti di valutazione e tecniche per il trattamento. Trento: Erickson.

  • American Psychiatric Association (2014). Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione. Milano: Raffaello Cortina Editore.

  • Fabbro, N., (2016). Psicoterapia con i bambini e le famiglie. Interventi cognitivo-comportamentali in età evolutiva. Milano: Raffaello Cortina Editore