Cyberchondria: quando il Dottor Google sa tutto

Cyberchondria: quando il Dottor Google sa tutto

Introduzione

Chi non si è mai trovato a cercare su internet informazioni sui sintomi che prova? Tutti almeno una volta nella vita si sono rivolti al Dottor Google, cercando una spiegazione al proprio stato di salute. Ciò però non fa altro che portare a pericolose auto-diagnosi e alla conseguente sfiducia nei confronti del medico di base o dello specialista.  

 

Cos’è la cyberchondria?

Secondo Fergus e Spada (2017) la cybercondria consiste nel ripetuto uso di internet con l’obiettivo di cercare informazioni relative alla salute. La ricerca compulsiva di sintomi online non fa altro che aumentare lo stato d’ansia per la salute per l’individuo che si affida al Dottor Google, compromettendo la vita quotidiana. Soprattutto nell’attuale momento storico, caratterizzato dall’allarme generalizzato rispetto alla salute in cui siamo perennemente bombardati da notizie relative all’avanzare della pandemia da Covid-19, alcuni aspetti del nostro funzionamento psicologico ci espongono ad un maggior rischio di cybercondria e psicopatologia. Sebbene la cybercondria sembri un fenomeno recente e diffusosi soprattutto negli ultimi mesi, in realtà molte ricerche hanno studiato tale fenomeno già da molto tempo, individuando una preoccupante diffusione di esso in tutto il mondo. Le statistiche nazionali indicano che circa il 35% degli italiani che usano Internet cerca online informazioni relative alla salute (Eurostat, 2018); negli Stati Uniti, invece, già nel 2010, l’88% degli utilizzatori di internet ricercava informazioni mediche online; tra il 2007 e il 2016, si è notato un incremento dell’uso quotidiano di internet del 62% tra gli adulti del Regno Unito (Vismara et al., 2020). Cosi la brama di saperne di più sui propri sintomi porta a consultare il rassicurante Dottor Google determinando pericolose auto-diagnosi e la conseguente sfiducia nel nostro medico di base o nello specialista di turno (White e Horvitz, 2009).

Correlati psicologici legati alla cyberchondria

Anche se attualmente non ci sono prove empiriche che dimostrino che la ricerca online sia la causa o la conseguenza dell’ansia per la salute, i ricercatori sembrano essere concordi sul fatto che cercare i propri sintomi online possa contribuire al peggioramento di un’ansia per la salute che probabilmente è preesistente (Starcevic e Berle, 2015) o ad innescare l’ansia per la salute in persone che prima non avevano livelli problematici di distress. La cybercondria, essendo una forma di ipocondria, può essere collegata facilmente al Disturbo d’ansia da malattia che consiste nella paura di avere una grave malattia fisica e insorge a causa di una errata interpretazione di sintomi fisici minori, come una normale sensazione fisiologica, una disfunzione benigna o un disagio corporeo non indicato come indice di malattia (APA, 2013). Ciò può portare l’individuo a ricercare i propri sintomi su internet dove, però, i molteplici e diversi risultati ottenuti, spesso, rendono il quadro diagnostico molto confuso e le persone tendono a cercare rassicurazioni dai medici prenotando molte visite per avere più pareri. Cosi i pazienti sperimentano un distress tale da provare sfiducia nei medici a causa della probabile incongruenza delle diagnosi ricevute dai medici in persona e online.

La Cyberchondria Severity Scale (CSS): una scala di valutazione della cyberchondria

La natura multidimensionale del costrutto della cybercondria ha portato McElroy e Shevlin (2014) a ideare la seguente scala costituita da 33 item, divisi in 5 sottoscale:

  • Compulsion: indica come il comportamento di continuare a cercare sintomi online comprometta il normale funzionamento quotidiano
  • Distress: indica l’ansia per la salute legata alle ricerche online (esempio di item: “Incomincio a farmi prendere dal panico quando leggo online che un sintomo che ho è associato a una malattia rara/grave”).
  • Excessiveness: indica il ricorso ripetuto ed eccessivo all’uso di Internet per cercare i sintomi percepiti (esempio di item: “Leggo pagine web diverse riguardo la stessa presunta condizione medica”).
  • Reassurance: indica la ricerca di rassicurazioni dal medico per la grave preoccupazione alimentata dalla consultazione di siti web sulla salute (esempio di item: “Discuto delle mie scoperte mediche online con il mio medico di base/lo specialista”).
  • Mistrust of medical professional (reversed): indica la (s)fiducia nella diagnosi del medico rispetto ai risultati delle ricerche online (esempio di item: “Mi fido più della diagnosi del mio medico di base/specialista che della mia auto-diagnosi online”).

Risulta, cosi, evidente che la cybercondria si caratterizzi per comportamenti compulsivi di ricerca dei sintomi, per aspetti emotivi come la preoccupazione circa la propria salute, cognitivi e relazionali riguardanti soprattutto una netta diminuzione delle relazioni interpersonali.

Il modello metacognitivo

Alcuni autori che hanno studiato la relazione tra Cybercondria e altri costrutti psicologici hanno evidenziato un’associazione diretta fra bassa autostima e severità del disturbo (Bajcar e Babiak, 2019) e come l’anxiety sensitivity costituisca un potenziale fattore di rischio per lo sviluppo della Cybercondria. Per quanto riguarda, invece, l’intolleranza all’incertezza, sebbene alcuni studi evidenzino una relazione con la Cybercondria, non è ancora chiaro se vi sia una relazione causale o una semplice correlazione. È importante considerare la concettualizzazione in chiave metacognitiva fatta da Fergus e Spada (2017) i quali hanno evidenziato che le credenze metacognitive, che sembrano essere coinvolte nell’uso problematico di internet (PIU), possono essere rilevanti anche per la cybercondria. Infatti, la cybercondria sembra essere associata alle tre credenze metacognitive relative alla salute (Bailey e Wells, 2015): biased thinking beliefs (“Pensare al peggio a proposito dei sintomi mi terrà al sicuro”), thought illness fusion beliefs (“Preoccuparmi delle malattie rende probabile che accadano”) e credenze su uncontrollability of thoughts (“Rimuginare sulla malattia è incontrollabile”). Per quanto riguarda l’associazione con il DOC, è stato individuato il link con due costrutti del modello metacognitivo e cioè credenze sui rituali (“Devo cercare online informazioni sulla salute altrimenti non sarei in grado di rilassarmi”) e segnali di stop (“Posso smettere di cercare i sintomi online solo quando ho un forte senso di certezza”).

È possibile individuare il meccanismo metacognitivo alla base della cybercondria: il soggetto potrebbe avere un pensiero, una sensazione legata alla sua salute, per esempio “ho un forte mal di testa, sarà grave?!”. Questo trigger attiva le sue credenze metacognitive sulla salute e il cybercondriaco potrebbe ritrovarsi a pensare qualcosa del tipo “pensare il peggio di questo mal di testa mi salverà” (biased thinking beliefs), oppure “non posso smettere di pensare al mio mal di testa, è più forte di me” (uncontrollability of thoughts). Queste credenze contribuiscono all’aumento dello stato di ansia per la salute, portando il cybercondriaco a rimuginare sulla condizione di salute percepita come strategia per affrontare il trigger (il mal di testa iniziale). In tal modo, le credenze metacognitive attivate spingono il cybercondriaco a cercare online i sintomi del suo mal di testa.

Interventi psicoterapici

Attualmente non è stata ancora riconosciuta una linea psicoterapica validata-empiricamente che permetta di affrontare in modo efficace la cybercondria. Sicuramente, il modello metacognitivo della cybercondria identifica alcuni aspetti preferenziali su cui lavorare con un cybercondriaco quali le credenze metacognitive sulla salute e le credenze sui segnali di stop e sui rituali. Cosi la terapia metacognitiva, efficace nel trattamento del disturbo d’ansia per la salute e del DOC, potrebbe essere appropriata anche in questo contesto. Inoltre, si pensa che un approccio di CBT, integrato a un trattamento psicoeducativo sul funzionamento del disturbo, possa essere funzionale. Infatti, alcuni autori propongono come target del trattamento, la sintomatologia sovrapponibile al DOC come i pensieri ossessivi sulla salute, le problematiche connesse all’utilizzo di Internet, l’intolleranza all’incertezza, le meta credenze cognitive, la ristrutturazione cognitiva delle errate o non realistiche interpretazioni di sintomi fisici o di sensazioni corporee. Per quanto riguarda la farmacoterapia, essa va associata al trattamento terapeutico e consiste nella somministrazione di SSRI soprattutto nel caso in cui si riscontrino comorbidità con ansia sulla salute primaria o DOC.

La Cybercondria non è solo la versione più contemporanea dell’Ipocondria o una strategia di gestione dell’ansia connessa alla pandemia, ma piuttosto riguarda il modo di utilizzare l’innovazione favorita dal tempo che stiamo vivendo, argomento attualissimo di discussione e dibattito anche riguardo al nuovo modo di fare psicoterapia online.

Bibliografia

Bajcar B, e Babiak J. (2019). Self-esteem and cyberchondria: the mediation effects of health anxiety and obsessive–compulsive symptoms in a community sample.

Bailey, R., e Wells, A. (2015). Development and initial validation of a measure of metacognitive beliefs in health anxiety: The MCQ-HA.

Fergus TA, e Spada MM. (2017). Cyberchondria: examining relations with problematic internet use and metacognitive beliefs.

McElroy E, e Shevlin M. (2014). The development and initial validation of the cyberchondria severity scale (CSS).

Starcevic V. (2017). Cyberchondria: Challenges of Problematic Online Searches for Health-Related Information.

Vismara M, Caricasole V, Starcevic V, Cinosi E, Dell’Osso B, et al. (2020). Is cyberchondria a new transdiagnostic digital compulsive syndrome ? A systematic review of the evidence.

Wells, A. (2000). Emotional disorders and metacognition: Innovative cognitive therapy.

White RW, e Horwitz, E. (2009). Cybercondria: studies of the escalation of medical concerns in web search.