Elementor #4703

QUANTO É DIFFICILE COMUNICARE CON I PROPRI FIGLI?!

Cos’è la comunicazione efficace?

La comunicazione può essere definita come lo scambio interattivo tra due o più persone, dotato di intenzionalità e di un certo livello di consapevolezza, in cui si condividono significati sulla base di sistemi simbolici e convenzionali, secondo la cultura di riferimento. Thomas Gordon ha approfondito il concetto di comunicazione efficace la quale non si limita semplicemente a trasmettere informazioni, ma aiuta a costruire relazioni. A questo scopo, la comunicazione può basarsi su alcuni aspetti, che prevedono un evolversi win-win del dialogo e del conflitto, cioè non prevedono vincitori nè vinti, ma giungono a un accordo armonioso tra gli interlocutori, che riescono a negoziare i reciproci interessi, in un clima di rispetto, empatia e cooperazione. La comunicazione efficace è rilevante all’interno della relazione insegnanti-alunni, genitori-figli e tra pari. Nello specifico della relazione genitori-figli, i tre elementi che rendono efficace la comunicazione sono: ascolto attivo in cui il genitore recepisce il messaggio del figlio senza emettere giudizi o messaggi personali, i messaggi-Io che consistono in una modalità comunicativa assertiva ed efficace che permette di esprimere critiche in modo costruttivo e il metodo senza perdenti che mira alla risoluzione dei conflitti attraverso tecniche di problem solving e potenzia l’assertività. 

 

L’importanza della comunicazione genitori-figli

Secondo MINUCHIN (1974), la famiglia è un sistema interpersonale con una struttura definita. Le interazioni osservabili in una famiglia si svolgono secondo modelli di interazione mantenuti nel tempo dalle regole generali sull’organizzazione familiare e dalle reciproche aspettative di comportamento. Le regole, una volta negoziate implicitamente o esplicitamente, tendono a rimanere abbastanza stabili. Secondo l’autore, inoltre, all’interno del sistema familiare è possibile individuare due sottosistemi rappresentati, da una parte dai genitori e dall’altra dai figli, e delimitati da confini che devono essere chiari/calibrati sufficientemente delineati da garantire una differenziazione e sufficientemente aperti da garantire una comunicazione. Qui si inserisce l’importante ruolo svolto dalla comunicazione che permette non solo di trasferire messaggi da un emittente a un destinatario ma genera, alimenta, rinnova e modifica la rete di relazioni in cui l’individuo è inserito. 

Cosi, per comunicare con i propri figli in modo efficace bisogna prima di tutto saper ascoltare; infatti quando i genitori comunicano efficacemente mostrano di aver compreso il punto di vista del figlio e ciò permetterà ai figli di costruirsi un’immagine di sé positiva e gratificante. Al contrario, quando la comunicazione è inefficace si può insinuare in loro l’idea di essere inascoltati o incompresi e quindi poco importanti. Questa condizione si verifica quando l’adulto usa la sua posizione di asimmetria rispetto al figlio per decidere e imporre il proprio volere, mentre il bambino si adegua senza potersi esprimere liberamente, percepisce la comunicazione come imposizione e vive un senso di profonda frustrazione. Dunque, per comunicare efficacemente si deve instaurare una relazione simmetrica, in cui il figlio gode della stessa dignità e considerazione dell’adulto, trovando risposta ai bisogni espressi. Risulta importante instaurare una comunicazione basata sull’ascolto e l’empatia, due elementi tra loro strettamente correlati: ascoltare in modo empatico significa accogliere senza giudicare. L’ascolto empatico, infatti, richiede al genitore di concentrarsi sul bambino, sul suo stato emotivo, concedendogli e riconoscendogli il tempo per esprimersi e sentirsi accolto e accettato, senza dover essere oggetto di un giudizio morale.

 

Come rendere la comunicazione efficace?

Visto che comunicare è impegnativo e non comunicare è impossibile, è opportuno delineare alcune linee guida generali di riferimento che possono aiutare i genitori a costruire una buona comunicazione con i propri figli: 

  • Riconoscere i comportamenti positivi: il genitore che attribuisce riconoscimenti positivi potenzia nel figlio la disponibilità ad ascoltare e ad apprendere, purché tali riconoscimenti facciano riferimento a un fatto reale. Il riconoscimento positivo sostiene la motivazione a proseguire, a mirare al successo, a sperimentare nuove strade;
  • Sottrarsi a stereotipi e pregiudizi: una relazione educativa non dovrebbe basarsi su giudizi formulati a priori. Ciò che risulta dannoso è fare della convinzione pregiudiziale “la regola, la verità” eliminando la possibilità di ridefinirla insieme. La relazione educativa deve tende alla consapevolezza, alla conoscenza di sé;
  • Stabilire chiaramente cosa è importante e cosa no: una comunicazione volta a trasmettere un messaggio educativo deve tenere conto della rilevanza degli argomenti, delle priorità e della loro importanza. Il genitore deve imparare a rendere precise le proprie osservazioni riguardo a ciò che intende sottolineare per favorire dialogo e confronto col figlio;
  • Evitare incoerenze tra linguaggio verbale e quello non verbale: la comunicazione umana è sia verbale che non verbale ed è necessario che vi sia congruenza tra le due. Infatti se gli elementi della comunicazione non verbale come gesti, postura, tono della voce, concordano con l’espressione verbale allora rappresentano chiaramente le intenzioni di chi lo formula e rendono credibile il messaggio 
  • Guardare da punti di vista diversi: un elemento importante dell’educazione è la conoscenza profonda dei figli, con attenzione particolare ai loro pensieri, ai sogni, alle aspettative, alle emozioni. Per essere presente e di supporto alla crescita in autonomia, il genitore deve sapere come il proprio figlio vede il mondo, quali sono i suoi gusti, cosa osserva, quali valutazioni fa, cosa lo entusiasma;
  • Il ruolo dell’empatia: l’empatia consiste nel comprendere in quale stato emotivo si trova l’altro e nel comunicarglielo. La comunicazione empatica riduce le distanze e alimenta il sentimento di prossimità, è indicativa del rispetto dell’emotività del figlio, della complessità dei suoi sentimenti;

Concludendo, la modalità di comunicazione efficace dovrà basarsi sul rispetto, sull’ascolto e sull’empatia, in modo da restituire al bambino quel senso di accettazione che gradualmente lo farà sentire sicuro e autonomo, certo di saper comunicare agli altri, con successo, i propri bisogni.

 

Bibliografia

Gordon, T. (1970) “Genitori efficaci. Educare figli responsabili” 

Minuchin, S. (1974) “Famiglie e terapia della famiglia”



Writer: Dott.ssa Francesca Pia Laura Araneo